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- Da quando si è appassionata ai cavalli?
Abito ad Ardea da quando sono nata, davanti a casa mia si trova un centro di allenamento, dietro casa un maneggio. La mia passione è nata praticamente quando sono nata io, a 5 anni ho iniziato con i cavalli da sella, mi sono dedicata poi 10 anni al salto a ostacoli, un giorno mi chiamarono per montare dei trottatori a sella, avevo 16 anni. Smisi di studiare a 6 mesi dal diploma, non ce la facevo più, mi sembrava di rubare tempo ai cavalli. Da allora ad oggi mi occupo di loro dal mattino alle cinque fino alla sera.
Una ragazza così giovane e così bella a quante cose ha rinunciato per una scelta come la sua.
Ho lasciato tante cose che avevo iniziato ed alcune non le ho iniziate affatto. Iniziai a partecipare ad alcuni concorsi di bellezza, con notevoli successi, ma mi rendevo conto che non era ciò che volevo veramente. Poi arrivò l’invito a partecipare a Miss Italia, i miei genitori erano pieni di orgoglio, ma durò poco, io mi rifiutai di andarci. Fino a quel momento mio padre e mia madre avevano creduto ancora possibile che io cambiassi idea circa il mio futuro dedicato ai cavalli. Dissi a mio padre “Non posso andare a Miss Italia, ma ti rendi conto cosa significa stare lontana dai cavalli per 15 giorni?”. In quel momento capirono veramente che il mio non era un capriccio o una scelta temporanea, era la mia vita, era la mia felicità.
Rimprovera qualcosa ai suoi genitori?
No, mi hanno sempre permesso di fare quello che volevo, certo hanno cercato di indirizzarmi verso lo studio, approvavano i concorsi di bellezza ed erano fieri della mia partecipazione a Miss Italia, volevano che facessi quelle cose da “donna” perché sono una donna. Il loro comportamento è stato quello di genitori saggi e amorevoli.
La sua scelta lasciò più di una persona incredula, immagino.
Si, ricordo ancora alcuni titoli di giornale: “Aspirante Miss Italia si da all’ippica”, se ne parlò un po’ tra stupore e sconcerto. In fondo avevo rinunciato a Miss Italia per fare l’artiere, non ero allora né driver, né allenatrice, né allevatrice. Era una scelta discutibile, lo comprendo.
E così continuò la sua vita con i cavalli ad Ardea.
Si, avevo i miei cavalli in consegna, mi alzavo alle cinque e mezzo del mattino e stavo in scuderia ininterrottamente fino alle cinque di sera. Con le corse notturne poi era ancora peggio. Seguivo i miei cavalli anche negli spostamenti in tutta Italia, mi prendevo cura di loro ovunque andassero, io ero sempre con loro. Successivamente feci il corso allievi, mi mancano solo pochi piazzamenti per diventare una professionista.
Non solo driver però, vero?
No, adesso collaboro con Paolo Carta, allenatore, mio compagno di vita oltre che di lavoro, circa 45 cavalli che tra poco diventeranno più di 100 nella società che sta per nascere con la scuderia Romolo Ossani.
Oltre 100 cavalli da allenare sono una responsabilità enorme, tra questi potrebbero venir fuori dei campioni, frutto del suo lavoro.
Si, solo l’idea che questo possa accadere mi ripaga del lavoro e dei sacrifici, delle rinunce e mi conferma la portata della mia scelta. Praticamente vivo in scuderia, preparo e alleno i cavalli, Paolo è quasi sempre fuori.
E’ la mia passione, è la mia ragione di vita, non cambierei questo tipo di vita con nient’altro.
Se non avesse realizzato questo sogno di cosa si sarebbe occupata?
Forse vista la mia esperienza sarei diventata istruttore di salto a ostacoli, comunque sempre qualcosa a contatto con i cavalli.
Quali sono le difficoltà che una donna incontra in questo mestiere?
Tante, anche se io posso dire di essere stata fortunata. Facendo parte di una grossa scuderia c’è molto rispetto nei miei confronti. Quanto entro in pista la gente sa che sto portando cavalli di qualità. Il fatto che ci sia un po’ di diffidenza perché sono giovane, quello è normale, i maschi me ne dicono di tutti i colori. Ma in cuor loro sanno bene quanto lavoro c’è dietro a questo tipo di scelta. Paolo Carta voleva in qualche modo tutelarmi, voleva facessi il corso gentlemen, lì è un ambiente diverso, più rassicurante. Per me era giusto diventare una professionista, entrare in pista e gareggiare con un Bellei, è un’altra cosa.
Cosa immagina per il suo futuro?
Io credo che il mio futuro sia il presente. Chiedo a me stessa uno sforzo sempre maggiore perché voglio ottenere i risultati in pista, cavalli da gran premio.
Le soddisfazioni sono già molte, abbiamo i nostri puledri di 3 anni che correranno le prossime poules di Milano e Napoli. Li ho preparati e portati a livelli elevati, mi auguro di avere dei risultati. So che il percorso che ho fatto finora è quello giusto, sono tranquilla.
Cosa significa fare questo mestiere?
Lo fai soltanto se hai un amore incredibile per i cavalli. E’ un lavoro in cui non esiste domenica, riposo, vento, pioggia. Il pensiero è fisso lì, ai cavalli. Avere più di cento cavalli significa essere sempre in scuderia per allenare, per vigilare, per accudire. Ho lavorato tanto, ho preso acqua, freddo, a 27 anni ho già problemi con la schiena. Sicuramente invecchieremo prima, ma invecchieremo meglio. Forse qualcuno si ricorderà di noi. Mi piacerebbe sentire qualcuno dire di me “E’ stata una brava allenatrice, una grande driver”.
Hai in programma una famiglia?
Si, per fortuna ho un compagno che condivide con me la stessa scelta e comprende ogni cosa di questo mestiere. Quando si fa una scelta di vita del genere la famiglia è possibile costruirla solo con qualcuno del tuo ambiente, nessun uomo al di fuori potrebbe resistere, non comprenderebbe, non sopporterebbe di vedere la moglie rientrare alle quattro del mattino, partire per le gare, dedicare 12 ore al giorno alla scuderia. Fare parte dello stesso ambiente invece unisce di più anche da un punto di vista sentimentale, perché le difficoltà di questo lavoro, che sono tante, si affrontano e si condividono.
Quali sono le difficoltà dell’ippica?
Credo sia un discorso di crisi generale, non solamente del mondo dell’ippica. Prima in ogni caso c’erano più proprietari, la gente investiva di più in questo sport. Adesso sempre più spesso le figure professionali coincidono e questo fa andare avanti, da la possibilità di sopravvivere. I guidatori sono anche proprietari, più persone dello stesso nucleo familiare si uniscono e si fanno forza a vicenda. Si cerca di fare qualcosa per resistere in un ambiente difficile.
Cosa occorre secondo lei per rendere più forte la figura femminile nell’ippica?
Occorre spingere le donne, attivarsi per attenuare questo senso di inferiorità che gli uomini del settore vorrebbero farci sentire. C’è di sicuro una inferiorità fisica, ma questo non pregiudica certo il risultato. C’è molta diffidenza. Ricordo quando serviva un guidatore alle corse allievi ed io mi rendevo disponibile, c’erano commenti del tipo “Si, va bene, ma Croce è una donna”. Non potevano dirmi di no, ma la loro perplessità si poteva toccare tanto era forte e concreta.
Gli ippodromi dovrebbero rivalutare molto la figura femminile con iniziative di massimo coinvolgimento e visibilità, per far nascere maggior coraggio. Maggiori spazi, maggiore frequenza di corse. Non c’è scritto da nessuna parte che questo mestiere lo debba fare soltanto un uomo o lo faccia meglio un uomo.
Ha incontrato qualche personaggio significativo del mondo dell’ippica?
Ho conosciuto William Casoli alle aste di Milano. Sono rimasta a parlare con lui per ore e mi sono appassionata. E’ un uomo che ha vissuto un’epoca diversa, ha tirato fuori dei grandi cavalli, mi ha entusiasmata con la sua intelligenza, la sua cultura, è difficile trovare oggi nell’ippica una persona come lui. Conosco Enrico Bellei che considero il più grande guidatore. Vorrei andare all’estero per conoscere persone e situazioni sicuramente valide, all’estero sono più avanti di noi, bisogna documentarsi di più per andare avanti, noi donne più degli uomini, per eliminare definitivamente ogni tipo di diffidenza.
Il suo sogno?
Domare i puledri e vederli correre ad altissimi livelli. Ma questo in parte è già accaduto con Copelan che ha corso importanti grandi premi. Lui è un cavallo coraggiosissimo che ci ha dato grandi soddisfazioni e ci ha fatto girare l’Italia. E’ arrivato secondo sei volte consecutive, ogni volta battuto da cavalli diversi. Abbiamo a lungo aspettato quella vittoria che meritava ma che non è mai arrivata. Secondo al premio Triossi, è stato battuto da un cavallo straniero, tra gli italiani, quindi, è stato il migliore. Adesso come le dicevo aspetto le prossime poules dei due puledri di 3 anni a Napoli e Milano.
Cosa prova prima di entrare in pista?
La calma più assoluta, sono sicura di me, voglio dimostrare che ho fatto un buon lavoro su me stessa e sui miei cavalli. Certo quando guido i cavalli di altri proprietari un po’ di ansia arriva. L’emozione più grande arriva alla fine, magari dopo una vittoria, quando mi guardo intorno e dico “Caspita, ho vinto contro tutti questi uomini?”.
Perché voler dimostrare di valere più di un uomo?
Non necessariamente di più, di valere almeno quanto loro, forse, di più. Sono loro che ci inducono a ragionare in questo modo, sono loro che fanno scattare in noi questo meccanismo.
Come è la sua vita privata fuori dall’ambiente ippico?
Mi sento a disagio con gente al di fuori del mio contesto, per questo la maggior parte delle persone che frequento è del mio ambiente. Quando raramente mi capita mi uscire con amici o conoscenti che non fanno parte di questo mondo sento come se mancasse qualcosa, perché non posso parlare della mia vita e perché se ne parlo non sempre riesco ad essere compresa.
Quando qualcuno le chiede che lavoro fa?
Quando rispondo driver, mi chiedono il significato, poi c’è una reazione di grande sorpresa, di curiosità e i più mi dicono “Però, non ho mai conosciuto nessuna donna che facesse questo mestiere, anzi credevo fosse un lavoro da uomini”. Poi si appassionano e si lasciano coinvolgere, magari seguono anche qualche corsa e per me è una gioia portarli all’ippodromo, aprirgli un mondo per loro sconosciuto. Abbiamo bisogno di avvicinare più gente all’ippica.
Come si comporterà con i suoi figli?
Non imporrò nulla, faranno quello che vogliono fare. Certo gli consiglierò di studiare, perché ammetto di aver sbagliato a lasciare gli studi, comunque non è escluso che possa riprendere.
Cosa dicono i suoi genitori oggi?
Sono felicissimi, mia madre ha una gran paura, teme io possa farmi male, ma è fiera di me. Mio padre è pazzo di felicità, soddisfatto, orgoglioso, mi segue ovunque, questo significa molto per me. Ho un sostegno generale intorno a me, a cominciare da Paolo, crede in me e mi trasmette fiducia.
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