presentazione

Creare occasioni per avvicinare la gente alle urgenze e alle emergenze della nostra realtà. Creare un unico spirito di solidarietà tra professionisti, operatori, sportivi, appassionati dell’ippica e spettatori. Arricchire l’occasione del gioco, dello sport e del divertimento, con valori e significati di più grande respiro.

 
L’IPPICA CON E PER LA GENTE, INSIEME PER UN MONDO MIGLIORE
Creare occasioni per avvicinare la gente alle urgenze e alle emergenze della nostra realtà. Creare un unico spirito di solidarietà tra professionisti, operatori, sportivi, appassionati dell’ippica e spettatori. Arricchire l’occasione del gioco, dello sport e del divertimento, con valori e significati di più grande respiro.
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ULTIMO ARTICOLO INSERITO:
Di Giovanna La Vecchia (del 23/10/2006 @ 12:46:57, in per i bambini, linkato 575 volte)
Avrei voluto dirti tante cose, avrei voluto dedicarti più tempo, avrei voluto darti più affetto e più sorrisi, più carezze, avrei voluto prolungare quei brevi attimi durante i quali cercavo di prendere quanto più possibile dalle tue espressioni e dai tuoi racconti.
Ma a volte era così difficile guardare i tuoi occhi senza provare un dolore talmente profondo da risultare insopportabile. Sorridevi sempre, sempre, sempre, ed io mi domando com’era possibile, come e perché accadeva questo miracolo incredibile. Caro Gianluca chissà quanti di noi ti ricorderanno per quella straordinaria forza che trasmettevi, per quel coraggio, per quella gioia di vivere nonostante tutto.
Mi hai insegnato che cosa significa la dignità del dolore, il sapere affrontare con energia, mai con rassegnazione, tutto il male possibile che questa vita, a volte senza una comprensibile motivazione ed improvvisamente, un giorno qualsiasi, un giorno come tanti, sa riservarci. Mi sono sentita piccola davanti a te, terribilmente piccola, quando ti incontravo insieme ai tuoi genitori in uno dei tanti momenti in cui nervosa e preoccupata, per motivi banali e di poco conto, ero di cattivo umore. Tu mi guardavi e mi raccontavi di Topolino, di Jacopo, dei pony, mai un accenno di sconforto, di stanchezza, mai un riferimento al tuo fisico debilitato, al tuo quotidiano fatto di ricoveri in ospedale, interventi, visite, medici, non hai mai parlato d’altro che delle cose semplici che la vita ti regalava e che tu vivevi come momenti meravigliosi, doni preziosi, veri e propri miracoli quotidiani.
Mi hai insegnato che basta poco, ma veramente molto poco per sentirsi sani e felici, mi hai insegnato che ciò che conta è l’amore e l’armonia della famiglia, ciò che riempie di significato una intera esistenza, lunga o corta che sia non importa, l’intensità e l’unione, la comprensione e la tolleranza, il rispetto e il sorriso, sempre, perché il resto si affronta, bello o brutto che sia, facile o difficile, allegro o triste, perché la vita è bella anche quando è brutta.
Oggi Gianluca non c’è più, ma rimane di lui ogni cosa bella che ha saputo trasmettere a tutti coloro che sono entrati in contatto con lui, la delicatezza, il garbo, la sensibilità, la dignità con cui ha vissuto il suo dolore, la forza, il coraggio, la speranza e la sua meravigliosa gioia di vivere. Amava la vita e la rispettava, ne apprezzava ogni giorno poiché era consapevole del fatto che avrebbe potuto non esserci “domani”. Era un bambino sereno, Gianluca, era un piccolo grande uomo con una straordinaria capacità di amare, ci ha amati tanto con profondità ed intensità, non voleva lasciarci per paura che “potessimo soffrire troppo”. Questo è Gianluca, questo è il nostro piccolo grande campione, non ce l’ha fatta a diventare un driver, ma ha insegnato a tutti noi cosa significhi affrontare la vita, qualunque cosa accada, qualunque cosa capiti, senza offenderla o insultarla perché non ci ha dato ciò che ci aspettavamo o peggio ancora ciò che avremmo preteso. Non ho mai letto nei suoi occhi un accenno al cedimento, non ha mollato mai fino alla fine, non si è arreso, perché lui aveva un sogno, perché lui voleva diventare il più grande driver di tutti i tempi. Grazie Gianluca, grazie per ogni sorriso che ci hai regalato e per ogni sorriso che hai fatto nascere sui nostri volti.
 
Di Giovanna La Vecchia (del 23/10/2006 @ 12:49:33, in per i bambini, linkato 357 volte)
“Era poco prima di Natale dello scorso anno quando io e la mia famiglia abbiamo vissuto uno dei momenti più belli della nostra vita, vedere nostro figlio correre sulla pista di un ippodromo alla guida di un cavallo. Gianluca aveva un sogno, un grande sogno: essere driver almeno per un giorno.
Mi chiamo Barbara Comin e sono mamma di due meravigliosi bambini, Jacopo di dieci anni e Gianluca di sette, colpito nel febbraio del 2005 da una forma di tumore con cui abbiamo dovuto imparare a convivere.
Abbiamo iniziato a lottare contro una realtà di cui non sapevamo assolutamente nulla, che abbiamo dovuto conoscere improvvisamente ed in tutta fretta, che abbiamo condiviso insieme a tanti altri genitori che come noi erano costretti a frequentare il reparto di oncologia del policlinico Umberto I. Prima di allora eravamo una famiglia serena, felice, normale, una famiglia che guarda al futuro e nel futuro vede i propri figli crescere, andare avanti, vivere tantissime meravigliose esperienze, frutto dell’amore, dell’unione, della esperienza. Si può immaginare, credo, cosa abbia significato questo fulmine a ciel sereno che si è abbattuto sulla nostra casa seminando il terrore, la paura, la fragilità e l’incertezza di tutto quello in cui, fino a poche ore prima, avevamo creduto e coltivato, in cui avevamo sperato.
E’ stato solo un attimo, il tempo di riprenderci da quello stato confusionale in cui l’evento ci aveva gettati, si, è stato solo un attimo, solo per un attimo ci siamo potuti permettere il lusso di buttarci giù e poi è stata tutta una esperienza in salita, il cielo azzurro e la vetta altissima e faticosissima della vittoria l’abbiamo avuta sempre davanti ai nostri occhi, abbiamo mirato dritto fin lassù ma alla fine non ce l’abbiamo fatta. La forza dell’amore prima di ogni altra cosa, al di sopra di tutte le paure e le incertezze, l’unione della nostra famiglia, e soprattutto la voglia di vivere di nostro figlio Gianluca, che ha superato tanti ostacoli con la maturità e la forza di un adulto e grazie alla solidarietà ed all’impegno di tante persone che si sono prodigate affinché Gianluca vivesse momenti di spensieratezza.
Come quel giorno in cui, in occasione di una giornata di festa presso un ippodromo romano e grazie alla partecipazione dell’associazione “Il mio futuro Onlus” che opera nel reparto di oncologia dell’ospedale Umberto I, Gianluca ha avuto in dono una giornata particolare, un momento che potesse distrarlo, per una volta, dalla sua battaglia quotidiana per la vita. Grazie a questa straordinaria iniziativa Gianluca ha potuto vivere uno dei giorni più belli della sua vita, il giro in pista con il campione Giampaolo Minnucci, il driver di Varenne. Ma le sorprese per Gianluca non erano ancora finite: quello stesso giorno, il 26 dicembre, il presidente degli allenatori campani, Giuseppe Palomba, regalava a Gianluca un pony simpatico e vivace, Topolino, con una incredibile voglia di giocare, allegro e imprevedibile.
Nel periodo in cui mio figlio ha ricevuto in dono questa occasione, era in uno stato di forte debilitazione, non camminava più a causa delle forti terapie e delle lunghe degenze in ospedale, era molto debole ed inattivo, ma soltanto il pensiero di poter correre in pista con i cavalli, i suoi amici pony, lo aveva eccitato a tal punto da fargli ottenere, nei mesi che seguirono l’incontro del 26 dicembre, un recupero miracoloso, grazie anche al costante lavoro di medici e fisioterapisti. Il pensiero di dover tornare a correre lo spinse a mangiare di più, aveva un obiettivo importantissimo, doveva correre, doveva prendersi cura del suo amico pony, doveva prendere il secchio con l’acqua, il fieno, la paglia, doveva impegnarsi per diventare più forte, per recuperare tutte le sue energie per poi impiegarle una volta a settimana durante la sua lezione di trotto, l’appuntamento più importante ed il pensiero più grande di tutte le sue giornate. Voleva diventare un driver, un grande driver, aveva un sogno, guidare un campione e vincere. Anche se viviamo in una casa circondata da tanti animali, per Gianluca l’esperienza con i cavalli ha significato qualcosa in più, ha rafforzato il senso delle sue giornate ed ha creato in lui aspettative tali per cui valeva la pena credere e lottare. Gianluca è stato meglio, nel tempo, aveva recuperato gran parte delle sue forze, delle sue capacità, anche se la nostra vita continuava a sottoporci a dure prove, controlli costanti, cure, cautele, momenti di difficoltà e di profondo dolore. Ciò che conta, al di là di tutto ciò che abbiamo vissuto, ciò che vorrei trasmettere è un messaggio di speranza, a tante mamme, a tanti papà, a tanti genitori colpiti dal dolore più terribile e più profondo, a tutte le famiglie che hanno affrontato e che affrontano la terribile esperienza del tumore: apriamo il nostro cuore e la nostra mente, accogliamo gli altri ed il loro amore, fidiamoci del sorriso e della carezza di chi, senza interesse e senza secondi fini, si propone a noi solo per aiutarci a sopportare meglio il dolore. Non chiudiamoci in un silenzio insopportabile, dentro le nostre mura che finiscono inevitabilmente per rappresentare una prigione, non soffochiamo la nostra anima, non priviamoci della compagnia delle persone che amiamo e non emarginiamo i nostri figli pensando di far loro del bene, consentiamogli di vivere una vita normale, o almeno proviamoci, apriamo le nostre case per festeggiare ogni giorno la bellezza della vita e l’importanza del senso che ad essa possiamo dargli, non contano gli anni, contano le nostre azioni, i nostri pensieri, i nostri risultati”.
Barbara Comin
 
 

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