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13/12/2009 - Gestione
IL PRESIDENTE DELL'IPPODROMO TOR DI VALLE, GAETANO PAPALIA, REPLICA A TROTTO & TURF
di Tamara Papiccio
fonte :Presidenza
Roma, 13 dicembre 2009 Egregio Direttore, la presunzione con la quale Lei “sputa” sentenze su Tor di Valle va di pari passo con la sua totale incompetenza in merito ai fatti sui quali si è espresso. Parlo di elementi oggettivi e non di opinioni. Riguardo a queste ultime, il Trentini-pensiero mi è da tempo noto e dei suoi pregiudizi ed amenità varie non mi importa un fico secco, come sono certo che a Lei non interessi in quale considerazione io tenga le sue opinioni. Ma sull’oggettività dei dati non posso evitare di replicare alle sue mistificazioni. Punto per punto, La sfido a confutare con dati di fatto, e non a chiacchiere, le seguenti precisazioni sulle apodittiche affermazioni da Lei snocciolate ier l’altro come un fiume in piena, ma tracimando gli argini della verità e della realtà. CONTRIBUTI COMPENSATIVI – Trascurando il fatto che il termine “preso” è certamente sinonimo di “conquistato” ma in contesti, come ad esempio nel linguaggio bellico, un po’ diversi da quello relativo agli adempimenti contrattuali, sta di fatto che le somme deliberate virtuali erano e virtuali sono fino ad ora rimaste. Ed i fornitori, di pagamenti virtuali, mi creda, non ne vogliono proprio sapere nulla. Esimio Direttore perché mai si avventura poi in materia di cessione dei crediti, se non ne capisce nulla ? Quando asserisce che il “contributo compensativo” è scontabile presso una banca perché si è in presenza di un impegno di pagamento di un ente pubblico, dice una fesseria che poteva risparmiarsi sol che si fosse degnato di informarsi sui rigidi limiti imposti dal nostro ordinamento giuridico e dalle disposizioni note come “Basilea 2”. Per un credito vantato nei confronti della Pubblica Amministrazione si può solo tentare di operare sul terreno del “factoring”, così come la nostra società ha tentato di fare di comune intesa con la società di gestione delle Capannelle, incassando tuttavia l’indisponibilità degli istituti di credito ai quali ci eravamo rivolti. A porre in essere tali tentativi, per entrambe le società capitoline, è stato il dr. Enzo Mei, Presidente dell’ippodromo romano di galoppo e certamente non l’ultimo arrivato tra gli esperti di gestioni finanziarie. Un brillante e serio professionista del settore. Ma il “no” tecnico è stato inevitabile. Evidentemente caro direttore ora dovrà dire che non solo Tor di Valle, ma Tor di Valle e Capannelle non sono società “normali” convinto come Lei ha scritto che lo sconto bancario é una “normale” procedura per le società che riscuotano una “normale” fiducia dagli istituti di credito ! Ma forse, dopo tutto, è stato meglio così, perché se ci avessero consentito l’accesso al factoring, poi avremmo dovuto davvero raccomandarci alla Divina Provvidenza affinché il pagamento da parte dell’UNIRE venisse effettuato materialmente a favore dell’istituto finanziario anticipatore entro il limite massimo di 90 giorni (con una tolleranza di ulteriori 30 giorni), per evitare (come appunto impone “Basilea 2”) di dover restituire noi stessi le somme percepite a titolo di sconto, maggiorate per altro di interessi e penalità varie. Si tratta di un rischio di sicura concretizzazione poiché i patti economici europei permettono l’utilizzo di questi strumenti di anticipazione in forma pro solvendo e cioè con la garanzia di restituzione delle somme al termine dei 120 giorni, ad opera del creditore nel caso di insolvenza del debitore. Parlare di 120 giorni, alla luce dei ritardi dell’Ente, è proprio un eufemismo e vista la persistenza virtuale del nostro credito da ben oltre i 4 mesi consentiti, oggi se anche avessimo ottenuto le necessarie anticipazioni, ci saremmo ritrovati come si suol dire cornuti e mazziati !!! Neanche la peggiore amministrazione societaria (quella del “solco di Ippodromi & Città della presidenza Papalia”) si sarebbe mai avventurata in un’operazione così autolesionistica !!! L’INDIGENZA DI TOR DI VALLE E LE RISATE DEL TRENTINI – Mi fa piacere averLe prodotto del buon umore e chissà se riuscirò ad unirmi a Lei in una bella risata finale dopo aver riflettuto sui dati economici che cita nella Sua filippica contro la presunta mala gestio dell’ippodromo Tor di Valle. Provo cioè a mettere un po’ d’ordine su quei numeri sparsi alla rinfusa nel Suo articolo, convincendomi sempre di più che Lei possa trarre migliori risultati impegnandosi ad emulare più Indro Montanelli che John Kenneth Galbraith. I dati ai quali Lei si riferisce riguardanno l’anno 2007 e tanto per farLe capire in quale baratro sta conducendoci la convenzione in proroga, ai 6.818.000 euro dei corrispettivi di due anni or sono, corrispondono circa 5.600.000 euro del 2009. Di questo importo complessivo, al momento attuale, oltre due milioni di euro non sono stati ancora pagati. Infatti Tor di Valle, dal 1° gennaio di quest’anno fino ad oggi, ha incassato dall’UNIRE circa tre milioni e mezzo di euro. Ha almeno una pallida idea di cosa comporti in termini di impegno economico un comprensorio impiantistico che insiste su 40 ettari del territorio metropolitano romano ? Senza contare il fatto che, come Lei stesso ha rilevato, l’UNIRE insiste nell’attribuire valore transattivo ai corrispettivi compensativi, limitandoli al quinquennio 2004-2008 e negandoli perciò nel 2009, anno di proroga. Una posizione questa che non ha alcun fondamento logico e che non è neanche condivisa all’interno del Ministero dell’Agricoltura. Con i “corrispettivi compensativi” non si è voluto chiudere una partita di contrapposte rivendicazioni, bensì si è individuato uno strumento di riequilibrio rispetto all’iniqua distribuzione delle risorse destinate agli ippodromi per effetto dell’applicazione del modello parametrico della Deloitte. Si è in sostanza preso atto dei limiti evidenziati da un automatismo che non poteva render giustizia delle diversità strutturali delle aziende-ippodromo metropolitane rispetto agli altri impianti italiani. Questo obiettivo riconoscimento, in quanto tale, non può che essere parte integrante della nostra convenzione proprio perché rileva sul piano strutturale e non congiunturale. Non si può prorogare l’applicazione del modello Deloitte senza accompagnarvi il correttivo. Questa argomentazione è logicamente incontrovertibile e l’UNIRE può sostenere le tesi più fantasiose ma, mi creda Trentini, nessun arbitro e nessun giudice potrà negarci quanto ci è dovuto. Poi, La prego, lasci stare gli sciatti riferimenti a giudizi impersonali. Invece di affermare che c’è chi accusa gli ippodromi metropolitani di voler “arraffare” questa quota contributiva integrativa, scriva pure i nomi di coloro che muovono una così grave censura, perché altrimenti è aria fritta, pettegolezzo da bar, qualunquismo da quattro soldi. Sta di fatto che pur considerando infondata l’opinione dell’UNIRE, tuttavia per ora la negazione della proroga dei “contributi compensativi” è unilateralmente imposta dall’UNIRE e già questo produce gravissimi danni a Milano, Roma e Napoli in quanto destabilizza fortemente i bilanci di questi ippodromi non potendo i loro amministratori, per prudenza tecnica, appostare tra i crediti un corrispettivo di propria assoluta spettanza. Ma torniamo ai nostri numeri del 2007, che Lei ha posto a confronto con quelli di alcuni altri ippodromi, come se ci si trovasse di fronte ad impianti identici tra loro e tutti nelle medesime condizioni ubicative. Un’omologazione dei costi gestionali assolutamente irreale, fondata sul demenziale non dichiarato assunto di base che, ad esempio, le manutenzioni di San Siro debbano considerarsi di uguale onerosità di quelle di Taranto. Ma evidentemente, dietro una tastiera, il mondo si vede deformato e totalmente appiattito. Tuttavia, al di là delle negate diversità, anche sul piano della cosidetta produttività, Lei si sarebbe dovuto accorgere che il rapporto tra corrispettivi dovuti a Tor di Valle e scommesse nazionali prodotte dal trotter romano fa di tale impianto il più economicamente conveniente per l’UNIRE e pertanto per l’intera ippica italiana (Tor di Valle è al 4,7%, rispetto al 4,8% di Bologna, al 6% di Torino ed al 6,3 di Pisa). E vale la pena notare che soltanto qualche decimo di tali percentuali corrisponde a milioni e milioni di introiti per il massimo ente ippico. QUELLA COSA MISTERIOSA CHE SI CHIAMA PUBBLICO – Perché mai, disistimato direttore, trasforma le settemila presenze del Derby di Tor di Valle in tremila, mentre vede triple le persone che affollano alcuni altri ippodromi ? Le sono antipatico e questo appare chiarissimo ma ho il maledetto vizio di dire ciò che penso e di dirlo in faccia alle persone. Desidero solo ricordarLe che la tanto da Lei vituperata gestione di Ippodromi & Città targata Papalia conserva il record assoluto delle presenze negli ippodromi italiani. Varenne mi dette indubbiamente una gran mano nel far affluire ad Agnano 24.000 persone o a Tor di Valle le oltre 15.000 del Galà Mondiale del Trotto, ma il campionissimo corse anche in altri ippodromi come mi sembra di ricordare ed i risultati in termini di affluenza non furono minimamente paragonabili ai numeri che Le ho appena ricordato. Oltre tutto credo di poter dire che Varenne non fosse a Firenze in occasione della Corsa dell’Arno, quando all’interno del Visarno, con una innovativa promozione, riuscii ad attrarre oltre 13.500 spettatori ! Disponevo certamente di qualche risorsa, ma mi sembra anche di averne ottimizzato l’impiego, riuscendo ad ottenere straordinari successi. E’ di tutta evidenza che la penalizzazione convenzionale subita dagli ippodromi metropolitani abbia determinato la pratica impossibilità di ripetere quei risultati. Ma di sacrifici, nonostante tutto, se ne continuano a fare. In tal senso va interpretata la volontà di continuare ad offrire al pubblico un servizio importante come quello della ristorazione che la mia società gestisce direttamente (di che autogestione parla !) pur consapevole che si tratta di un’attività assolutamente onerosa, considerati i 14 dipendenti addetti a tale settore. DI CHE SI PARLA ? – La sua domanda retorica, con cui ha erratamente ritenuto di potermi liquidare, deve piuttosto porla a se stesso. Lei certamente più che aver detto qualcosa di sensato ha soprattutto mal-detto. E passo proprio alle Sue maldicenze per manifestarLe il mio più profondo disgusto per la mediocrità morale delle Sue demagogiche conclusioni. Le allusioni ad una gestione allegra degli ippodromi del gruppo I&C sono di una pochezza incommentabile e sono grotteschi i Suoi riferimenti all’auto aziendale o ai compensi del consiglio di amministrazione. Dei sette consiglieri, quattro di loro non avevano deleghe ed il loro corrispettivo annuo era di 30.000 euro ciascuno, mentre i restanti tre amministratori delegati ricevevano un compenso annuo di 140.000 euro ciascuno e per il Presidente era prevista una remunerazione aggiuntiva annua di 60.000 euro. Si trattava oltre tutto di un unico organo amministrativo, che aveva la responsabilità di tre complessi ippodromici. Questi sarebbero compensi lordi faraonici ? O sono state le rate mensili del leasing relativo alla Mercedes Classe S (con tanto di aria condizionata !) a convincerLa della mia dissennatezza amministrativa ! Queste sarebbero dunque le pietre dello scandalo ? Mister Trentini, la mia famiglia è alla terza generazione di impegno professionale ed imprenditoriale nell’ippica nazionale e nella nostra storia troverà costantemente serietà ed abnegazione. Agli albori dell’ippica italiana la nostra organizzazione ha avviato ippodromi come Modena, Montecatini, Montegiorgio e sempre con la massima dedizione. Il rispetto per i nostri dipendenti e collaboratori rappresenta un valore di grande rilievo per la cultura aziendale della nostra famiglia e se una delle censure che mi si muove è quella di aver lasciato inalterato, nel corso della crisi in atto, il costo dei nostri dipendenti, la cosa in sé, se fosse stato davvero come Lei dice, oggi potrebbe solo inorgoglirmi. I 60 dipendenti, ai quali Lei ha fatto riferimento, costituivano l’organico aziendale fino al 2007 e tra i 23 impiegati 6 di loro operavano all’interno del centro direzionale di Ippodromi & Città spa, vale a dire per attività di servizio e di assistenza di cui tutti gli ippodromi del gruppo usufruivano. Nell’anno in corso i dipendenti della società Tor di Valle sono scesi a 49, di cui 14 adibiti alla ristorazione. Come quindi può constatare non mi sembra che vi sia una folta truppa del bengodi ed anche in questo caso le Sue illazioni, come vede, sono prive di oggettivo fondamento. Per quanto mi riguarda, dormo 4 ore a notte e lavoro nelle restanti 20. Personalmente vivo in un bilocale all’interno dell’area-scuderie di Tor di Valle ed alle 6,30 del mattino scendo a bere un caffè al bar della mensa aziendale, dove mi capita di scambiare quattro chiacchiere con chi “attacca” i cavalli, per poi cominciare insieme a loro una lunga e faticosa giornata di lavoro. Non troverà nei registri immobiliari e mobiliari l’intestazione della proprietà di ville o di yacht da parte di nessun membro della famiglia Papalia. Lo champagne non mi piace mentre le ostriche moltissimo, quasi quanto la mortadella. Disprezzo l’assistenzialismo ed il parassitismo e sentirmi anche solo allusivamente accusato dell’uno e dell’altro, dopo essermi speso così intensamente nell’ippica, gettando sempre il cuore oltre l’ostacolo, genera in me un sentimento di compassione nei confronti del mio detrattore di turno. Di errori ne ho sicuramente commessi e forse uno dei più gravi è stato proprio quello di dar credito a chi non lo meritava. Ma almeno con Lei, Trentini, posso dire che questo sbaglio non lo ho mai fatto. Distinti saluti Dr. Gaetano Papalia Presidente Ippodromo Tor di Valle srl